Le macchine automatizzate, a causa dell’incessante progresso tecnologico, continuano ad ampliare le loro funzionalità, assumendo sempre più indipendenza. Il crescente impiego dell’automazione e dei robot nei vari settori lavorativi, tuttavia, sta creando non poche preoccupazioni. Già da anni, infatti, si presume che i robot, nel prossimo futuro, possano sostituire gli uomini in gran parte dei settori lavorativi, alimentando una sorta di paura in gran parte dei lavoratori. Tale paura, in parte, risulta fondata. A dirlo sono i ricercatori dello ZEW di Mannheim, il maggiore centro tedesco sulla ricerca economica in Europa. Dagli studi effettuati dai ricercatori tedeschi, infatti, si evince che nei prossimi anni saranno circa il 9% degli impieghi a subire un radicale cambiamento, ossia la sostituzione della manodopera “umana” con quella delle macchine automatizzate.

Automazione e robot: preoccupazioni anche al Parlamento europeo

Nonostante la ricerca prodotta dagli analisti tedeschi abbia offerto dati piuttosto rassicuranti (solo il 9% dei lavoratori sono a rischio licenziamento), il Parlamento europeo ha comunque deciso di riunirsi per affrontare il tema dell’automazione nei settori lavorativi. A preoccupare i parlamentari è la recente mozione del “Partito Socialista del Lussemburgo”, che ha reso noto il crescente aumento delle vendite di robots, componenti e dispositivi automatizzati. Tale preoccupazione sta nel fatto che sempre più macchine vengono dotate di un’intelligenza artificiale che, nonostante sia molto diversa dalla nostra, garantisce alle macchine una maggior efficienza, precisione e velocità. Inoltre, è stato considerato anche l’aspetto economico legato ai robot, in quanto, ad oggi, già offrono un costo di manodopera inferiore rispetto a quella umana.
La mozione presentata dai parlamentari del Lussemburgo, quindi, si concentra principalmente sulla necessità di applicare una posizione giuridica ad ogni macchina capace di sostituire integralmente i lavoratori, con l’obiettivo di salvaguardare il reddito di coloro che perderanno il proprio lavoro a causa dei robots. Secondo i parlamentari, l’efficienza derivata dai robot, infatti, ha il solo scopo di migliorare la produttività delle aziende e non deve in alcun modo creare un disagio sociale, come la disoccupazione.

Le attività non automatizzabili

Se da un lato c’è la crescente preoccupazione dei lavoratori a rischio, dall’altro bisogna considerare gli attuali campi che non prevedono l’impiego di macchine “intelligenti”. Secondo la ricerca svolta dall’istituto tedesco, infatti, le attività lavorative meno a rischio sono quelle in cui si utilizza la pianificazione, specifiche competenze e il lavoro di gruppo per portare a termine le varie mansioni. Quest’ultime, in particolare, devono essere diversificate tra loro e non essere quindi automatizzabili. Campi del genere sono, ad esempio, l’istruzione e l’assistenza sanitaria, in quanto richiedono molta esperienza sul campo e contatto diretto con le persone.

L’ampio utilizzo di macchine autonome, concludendo, non dovrebbe essere visto come un risvolto negativo dell’evoluzione tecnologica, bensì come una reale possibilità di incrementare la qualità della vita di tutta la popolazione, a patto che il lavoro svolto da queste macchine sia adeguatamente regolamentato, ossia che non rappresenti alcun pericolo per la società.